domenica 29 luglio 2018

SE PENSO A TE

Questa poesia è nata in un pomeriggio afoso,ovviamente è dedicato a un uomo,
ora la dedico a tutte le persone come me romantiche,sognatrici,che pur rimanendo deluse,vanno avanti coraggiosamente per il loro percorso,senza cambiare....


Se penso a te,sono divisa,da un lato mi avevi affascinato,
dall'altro mi hai deluso più volte,
ma, sai, non sono capace di odiarti,
perchè per un attimo,hai dimorato nel mio cuore.
Ora se penso a te,penso al tempo perso
quante illusioni,quanti sogni,spezzati,
ma non posso darti una colpa,perchè
la colpevole sono solo io...
che ti ho creduto,
ho creduto alle tue dolci parole,
per un attimo,mi hanno emozionato,
ci hanno emozionato.
Ora cosa è rimasto di te?
me lo sto chiedendo,tutta l'emozione
si è dissolta,ma non te ne dò una colpa,
alla fine dei conti,al giorno d'oggi essere
una romantica sognatrice,non paga,
credo che non paghi mai,
ma c'è una cosa che posso dirti,
non la parola addio,perchè non te la meriti..
posso solo dirti che non cambierò mai,rimarrò
la dolce lucy che tu per un brevissimo attimo
hai conosciuto.
Lucia

lunedì 9 luglio 2018

UN AMORE MAI NATO

Piccola premessa...giorni fa ho scritto questa poesia dedicandola a un dolce uomo,quante volte nella vita non troviamo il coraggio di farci avanti....dovremmo farlo altrimenti rimangono i rimpianti di ciò che poteva accadere....

Tu per me sarai sempre nel mio cuore,
per tanti anni  ti ho portato dentro,
eri nei miei pensieri,
mi hai regalato dolce emozioni.
Sei stato un amore mai nato,
per colpa della mia timidezza,
di altre ragioni,
non ti ho mai rivelato ciò che tu rappresentavi per me,
per tanti anni ho sognato che avrei scoperto 
un tuo dolce bacio,ma,
le nostre strade si sono rincorse 
senza mai trovarci...
Poi un giorno l'amara scoperta
tu non ci sei più,
hai lasciato questa vita perchè dentro di te,
sentivi un grande vuoto e non c'è l'hai fatta
ad andare avanti.
Hai lasciato un dolore incolmabile per i tuoi cari,
non oso immaginare quanto sia dura,
andare avanti quando un familiare compie
il gesto estremo...
Ora dove sarai,la tua anima
avrà trovato la pace che agognavi.
Dolce uomo per me sarai sempre qui,nel mio cuore.

Scritta il 7 luglio 2018

domenica 10 giugno 2018

AFORISMI DIGNITA'

La maggior parte della gente consuma metà delle proprie energie cercando di proteggere una dignità che non ha mai posseduto.
(Raymond Chandler)

La fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna piú.
(Nicolai Lilin)

La delicatezza e la dignità non s’imparano dal maestro di ballo ma alla scuola del cuore.
(Fëdor Dostoevskij)

Che tu vinca o che tu perda, porta sempre a casa una cosa: la dignità.
(Franz Beckenbauer)

La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.
(Aristotele)

Quanto più siamo capaci di dire di no a noi stessi, tanto più aumenta il nostro senso della dignità.
(Abraham Joshua Heschel)

La povertà non gli consente di sollevare la testa, la dignità non gli consente di chinarla.
(Anonimo)

Dignità: non ci sono scuole per conseguirla. Ovvero ci sono scuole per stroncarne anche la memoria
(Fausto Gianfranceschi)

Senza la dignità, l’identità viene cancellata.
(Laura Hillenbrand)

Non devi mai sacrificare queste tre cose:
La famiglia
Il cuore
La dignità.
(Anonimo)

Sapere quando andar via è saggezza.
Essere in grado di farlo è coraggio.
Andare via, a testa alta, è dignità
(Anonimo)

L’uomo deve camminare col viso rivolto al sole in modo che questo, bruciandolo, lo segni della sua dignità. Se l’uomo abbassa la testa, perde questa dignità.
(Che Guevara)

ALLA VITA

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazim Hikmet

FRATELLANZA

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.
(Martin Luther King)

C’è un destino che ci rende fratelli:
nessuno va per la sua strada da solo.
Tutto ciò che facciamo nella vita degli altri,
ritorna nella nostra.
(Edwin Markham)

Se un fratello sta davanti alla porta e bussa, uno lo accoglie a braccia aperte, senza chiedere quanto gli verrà a costare.
(Ernst Jünger)

Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.
(Nelson Mandela)

Nessun uomo è un’isola, intera di se stessa; ogni uomo è un pezzo del continente.
(John Donne)

Da lontano, ho visto un mostro. Avvicinandomi, ho visto un fratello. Parlandogli, ho trovato un fratello.
(Proverbio indiano)

La fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità.
(Papa Francesco)

La fratellanza è, non v’ha dubbio, la base d’ogni società, la condizione di ogni progresso.
(Giuseppe Mazzini)

La fratellanza è la capacità di riconoscere noi stessi negli altri e gli altri in noi stessi.
(Fabrizio Caramagna)

Fintanto che ciascun uomo non sarà diventato veramente fratello del suo prossimo, la fratellanza non avrà inizio. Nessuna scienza e nessun interesse comune potrà indurre gli uomini a dividere equamente proprietà e diritti. Qualunque cosa sarà sempre troppo poco per ognuno e tutti si lamenteranno, si invidieranno e si ammazzeranno l’un l’altro.
(Fëdor Dostoevskij)

Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli.
(Margherita Hack)

Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.
(Martin Luther King)

martedì 10 aprile 2018

IL BUCANEVE

Era inverno, l'aria era fredda, il vento tagliente, ma in casa si stava bene e faceva caldo; e il fiore stava in casa, nel suo bulbo sotto la terra e sotto la neve.

Un giorno cadde la pioggia, le gocce penetrarono oltre la coltre di neve fino alla terra, toccarono il bulbo del fiore, gli annunciarono il mondo luminoso di sopra; presto il raggio di sole, sottile e penetrante, passò attraverso la neve fino al bulbo e busso. "Avanti!" disse il fiore. Non posso" rispose il raggio "non sono abbastanza forte per aprire, diventerò più forte in estate." "Quando verrà l'estate?" chiese il fiore, e lo chiese di nuovo ogni volta che un raggio di sole arrivava laggiù. Ma c'era ancora tanto tempo prima dell'estate, la neve era ancora lì e ogni notte l'acqua gelava. "Quanto dura!" disse il fiore. "Io mi sento solleticare, devo stendermi, allungarmi, aprirmi, devo uscire! Voglio dire buongiorno all'estate; sarà un tempo meraviglioso!" Il fiore si allungò e si stirò contro la scorza sottile che l'acqua aveva ammorbidito, la neve e la terra avevano riscaldato, il raggio di sole aveva punzecchiato; così sotto la neve spuntò una gemma verde chiaro, su uno stelo verde, con foglioline grosse che sembravano volerla proteggere. La neve era fredda, ma tutta illuminata, e era così facile attraversarla, e sopraggiunse un raggio di sole che aveva più forza di prima. "Benvenuto, benvenuto!" cantavano e risuonavano tutti i raggi, e il fiore si sollevò oltre la neve nel mondo luminoso. I raggi lo accarezzarono e lo baciarono, così si aprì tutto, bianco come la neve e adorno di striscioline verdi. Piegava il capo per la gioia e l'umiltà. "Bel fiore" cantavano i raggi "come sei fresco e puro! Tu sei il primo, l'unico, sei il nostro amore. Tu annunci l'estate, la bella estate in campagna e nelle città. Tutta la neve si scioglierà; i freddi venti se ne andranno. Noi domineremo. Tutto rinverdirà, e tu avrai compagnia, il lillà, il glicine e alla fine le rose; ma tu sei il primo, così delicato e puro!" Era proprio divertente. Era come se l'aria cantasse e risuonasse, come se i raggi di sole penetrassero nei suoi petali e nel suo stelo, lui era lì, così sottile e delicato e facile a spezzarsi, eppure così forte, nella sua giovanile bellezza; era lì in mantello bianco e nastri verdi, e lodava l'estate. Ma c'era ancora tempo prima dell'estate; nuvole nascosero il sole, e venti taglienti soffiarono sul fiorellino. "Sei arrivato troppo presto!" dissero il vento e l'aria. "Noi abbiamo ancora il potere, dovrai adattarti! Saresti dovuto rimanere chiuso in casa, non dovevi correre fuori per farti ammirare, non è ancora tempo." C'era un freddo pungente! I giorni che vennero non portarono un solo raggio di sole, c'era un tale freddo che ci si poteva spezzare, soprattutto un fiorellino così delicato. Ma in lui c'era molta più forza di quanto lui stesso sospettasse, era la forza della gioia e della fede per l'estate che doveva giungere, che gli era stata annunciata da una profonda nostalgia e confermata dalla calda luce del sole; quindi resistette con la sua speranza, nel suo abito bianco sulla bianca neve, piegando il capo quando i fiocchi cadevano pesanti e fitti, quando i venti gelati soffiavano su di lui. "Ti spezzerai!" gli dicevano. "Appassirai, gelerai! Perché hai voluto uscire? perché non sei rimasto chiuso in casa? Il raggio di sole ti ha ingannato. E adesso ti sta bene, fiorellino che hai voluto bucare la neve!" "Bucaneve!" ripeté quello nel freddo mattino. "Bucaneve!" gridarono alcuni bambini che erano giunti nel giardino "ce n'è uno, così grazioso, così carino, è il primo, l'unico!"

Quelle parole fecero bene al fiore, erano come caldi raggi di sole. Il fiore, preso dalla sua gioia, non si accorse neppure d'essere stato colto; si trovò nella mano di un bambino, venne baciato dalle labbra di un bambino, poi fu portato in una stanza riscaldata, osservato da occhi affettuosi, e messo nell'acqua: era così rinfrescante, così ristoratrice, e il fiore credette improvvisamente d'essere entrato nell'estate. La fanciulla della casa, una ragazza graziosa che era già stata cresimata, aveva un caro amico che pure era stato cresimato e che ora studiava per trovarsi una sistemazione. "Sarà lui il mio fiorellino beffato dall'estate!" esclamò la fanciulla, prese quel fiore sottile e lo mise in un foglio di carta profumato su cui erano scritti dei versi, versi su un fiore che cominciavano con «fiorellino beffato dall'estate» e terminavano con «beffato dall'estate». «Caro amico, beffato dall'estate!» Lei lo aveva beffato d'estate. Tutto questo fu scritto in versi e spedito come una lettera; il fiore era là dentro e c'era proprio buio intorno a lui, buio come quando era nel bulbo. Il fiore viaggiò, si trovò nei sacco della posta, venne schiacciato, premuto; non era affatto piacevole, ma finì.

Il viaggio terminò, la lettera fu aperta e letta dal caro amico lui era molto contento, baciò il fiore che fu messo insieme ai versi in un cassetto, insieme a tante altre belle lettere che però non avevano un fiore; lui era il primo, l'unico, proprio come i raggi del sole lo avevano chiamato: com'era bello pensarlo! Ebbe la possibilità di pensarlo a lungo, e pensò mentre l'estate finiva, e poi finiva il lungo inverno, e venne estate di nuovo, e allora fu tirato fuori. Ma il giovane non era affatto felice; afferrò i fogli con violenza, gettò via i versi, e il fiore cadde sul pavimento, piatto e appassito; non per questo doveva essere gettato sul pavimento! Comunque meglio lì che nel fuoco, dove tutti i versi e le lettere finirono. Cosa era successo? Quello che succede spesso. Il fiore lo aveva beffato, ma quello era uno scherzo; la fanciulla lo aveva beffato, e quello non era uno scherzo; lei si era trovato un altro amico nel mezzo dell'estate. Al mattino il sole brillò su quel piccolo bucaneve schiacciato che sembrava dipinto sul pavimento. La ragazza che faceva le pulizie lo raccolse e lo mise in uno dei libri appoggiati sul tavolo, perché credeva ne fosse caduto mentre lei faceva le pulizie e metteva in ordine. Il fiore si trovò di nuovo tra versi stampati, e questi sono più distinti di quelli scritti a mano, per lo meno costano di più.

Così passarono gli anni e il libro rimase nello scaffale; poi venne preso, aperto e letto; era un bel libro: erano versi e canti del poeta danese Ambrosius Stub, che vale certo la pena di conoscere. L'uomo che leggeva quel libro girò la pagina. "Oh, c'è un fiore!" esclamò "un bucaneve! È stato messo qui certamente con un preciso significato; povero Ambrosius Stub! Anche lui era un fiore beffato, una vittima della poesia. Era giunto troppo in anticipo sul suo tempo, per questo subì tempeste e venti pungenti, passò da un signore della Fionia all'altro, come un fiore in un vaso d'acqua, come un fiore in una lettera di versi! Fiorellino, beffato dall'estate, zimbello dell'inverno, vittima di scherzi e di giochi, eppure il primo, l'unico poeta danese pieno di gioventù. Ora sei un segnalibro, piccolo bucaneve! Certo non sei stato messo qui a caso!" Così il bucaneve fu rimesso nel libro e si sentì onorato e felice sapendo di essere il segnalibro di quel meraviglioso libro di canti e apprendendo che chi per primo aveva cantato e scritto di lui, era pure stato un bucaneve, beffato dall'estate e vittima dell'inverno. Il fiore capì naturalmente tutto a modo suo, proprio come anche noi capiamo le cose a modo nostro.

Questa è la fiaba del bucaneve.

H.C.Andersen

lunedì 2 aprile 2018

SORRIDI

Sorridi, anche se il tuo cuore soffre
Sorridi, anche se si sta spezzando
Quando ci sono nuvole nel cielo,
“Non ci penserai”
Se sorridi
Attraverso la tua paura ed il tuo dolore
Sorridi e forse domani
vedrai il sole levarsi e splendere
Per te.
Illumina il tuo volto con la gioia
Nascondi ogni traccia di tristezza.
Anche se una lacrima
potrebbe essere sempre così vicina
Questo è il tempo in cui devi continuare a tentare,
Sorridi, che senso ha piangere?
Scoprirai che vale ancora la pena di vivere
Se solo sorridi.
Charlie Chaplin

lunedì 12 marzo 2018

NON TI ARRENDERE MAI

Non ti arrendere mai
neanche quando la fatica si fa sentire,
neanche quando il tuo piede inciampa,
neanche quando i tuoi occhi bruciano,
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,
neanche quando la delusione ti avvilisce,
neanche quando l’errore ti scoraggia,
neanche quando il tradimento ti ferisce,
neanche quando il successo ti abbandona,
neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta,
neanche quando l’incomprensione ti circonda,
neanche quando la noia ti atterra,
neanche quando tutto ha l’aria del niente,
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia…
Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi… e ricomincia!
(San Leone Magno)

domenica 25 febbraio 2018

SAPERE CHE CI SEI...

Sapere che tu ci sei nei miei pensieri è tanto...in questi giorni in cui nella mia mente albergano pensieri contrastanti,non so dove la vita mi sta portando,non so se avremo il nostro futuro che avevamo progettato...i nostri desideri sono stati calpestati dalla triste realtà...vivo giorno dopo giorno,sperando di trovare un piccolo spazio tutto mio,solo mio,la mia piccola oasi di felicità in cui ritrovarti...ma ora non è cosi' siamo lontani,entrambi presi dalla nostra vita con i problemi che dobbiamo affrontare..i pensieri non mancano mai...ma tu ci sei....sempre con me...anche se in alcuni momenti non dò l'importanza che dovrei a te,a noi...il mio cuore è malinconico perchè ripensa ai giorni sereni che abbiamo vissuto,alla pace che sentivo dentro di me quando eravamo assieme,spero che quei giorni ritornino....
Lucia

AFORISMI FAMIGLIA

“Madre, cosa posso fare per la pace nel mondo?”
“Torna a casa e ama la tua famiglia.”
Madre Teresa di Calcutta

Non c’è niente che ti rende più folle del vivere in una famiglia. O più felice. O più esasperato. O più… sicuro.
Jim Butcher

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro. Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Lev Tolstoj

La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda,e vede i due miracoli più belli che ha fatto: donare la vita e donare l’amore.
San Giovanni Paolo II

È impossibile vincere le grandi scommesse della vita senza correre dei rischi, e le più grandi scommesse sono quelle relative alla casa e alla famiglia.
Teddy Roosevelt

Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto è che non è come le altre famiglie.
Alan Bennett

La case felici sono costruite con mattoni di pazienza.
Harold E. Kohn

Chiamatelo clan, chiamatela rete sociale, chiamatela tribù, chiamatela famiglia. Comunque la chiamiate, chiunque siate, ne avete bisogno.
Jane Howard

Se un albero dovesse scrivere la propria autobiografia, questa non sarebbe troppo dissimile da quella di una famiglia umana.
Kalhil Gibran

mercoledì 14 febbraio 2018

SAN VALENTINO


LA STORIA
Nato a Interamna (oggi Terni) in una famiglia patrizia, fu convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni.

Nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell'oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani.

Invitato dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l'imperatore al cristianesimo. Claudio II lo graziò dall'esecuzione capitale affidandolo a una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano. Secondo alcune fonti Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata; e i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. A chiudere il cerchio della tragedia sarebbe poi intervenuto il martirio del celebrante.

SAN VALENTINO FESTA

La festa di san Valentino ricorre annualmente il 14 febbraio, ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. È molto probabile che le sue origini affondino nel IV secolo, per sostituire la festa pagana dei Lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco: questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l'idea di amore dei cristiani. In particolare il clou della festa si aveva quando le matrone romane si offrivano, spontaneamente e per strada, alle frustate di un gruppo di giovani spogli, devoti al selvatico Fauno Luperco. Anche le donne in dolce attesa si sottoponevano volentieri al rituale, convinte che avrebbe fatto bene alla nascita del pargolo. Per "battezzare" la festa dell'amore, il Papa Gelasio I nel 496 d.C. decise di spostarla al giorno precedente - dedicato a San Valentino - facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.
Tale tradizione fu poi diffusa dai benedettini, primi custodi della basilica dedicata al santo in Terni, attraverso i loro monasteri prima in Italia e quindi in Francia ed in Inghilterra. Molte tradizioni legate al santo sono riscontrabili nei paesi in cui egli è venerato come patrono.

La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che la riconducono a quella di un altro sacerdote romano, anch'egli decapitato pressappoco negli stessi anni.

domenica 4 febbraio 2018

AFORISMI SULL'ANIMA GEMELLA


Di qualunque cosa le nostre anime siano fatte, la mia e la tua sono fatte della stessa cosa.
Emily Brontë

L’amore è quella cosa che tu sei da una parte e lei dall’altra eppure vi sovrapponete così perfettamente che siete uno e non due. Uno come i piedi, gli occhi, le mani, come i tempi del battito e le forme del respiro. E chi guarda da una parte e poi dall’altra, cercando il due e non l’uno, resta stupito, perché anche lontani il vostro spazio e la vostra anima non si possono dividere con niente.
Fabrizio Caramagna

Un’anima gemella è chi ha serrature ove entrano le tue chiavi e chiavi che aprono le tue serrature. Quando ci sentiamo abbastanza sicuri da aprire i lucchetti, i nostri più veri e veraci noi stessi escono fuori e noi possiamo essere completamente e sinceramente chi siamo.
Richard Bach

Una metà della finestra s’è spalancata.
Una metà dell’anima s’è mostrata.
Su, apriamo anche l’altra metà,
anche l’altra metà della finestra!
Marina Cvetaeva

Un’anima gemella è una persona il cui amore è così potente da motivare te ad incontrare la tua anima, a fare il lavoro emozionale alla scoperta di sé.
Kenny Loggins

Incontriamo le nostre anime gemelle quando siamo sul cammino della nostra anima.
Karen M. Nero

Un’anima gemella è un essere con il quale ci sentiamo profondamente collegati, come se la comunicazione e la comunione che si svolgono tra noi non erano il prodotto di sforzi intenzionali, ma piuttosto una grazia divina. Questo tipo di relazione è così importante per l’anima che molti hanno detto che non c’è nulla di più prezioso nella vita.
Thomas Moore

domenica 28 gennaio 2018

POESIE D'AUTORI VARI

La vita continua, dicono,
ma non sempre è vero.
A volte la vita non continua.
A volte passano solo i giorni.
(Karmelo Iribarren)

Lascia il tuo cuore
scoppiare finalmente,
cedi, gemma, cedi.
Lo spirito della fioritura
s’è abbattuto su di te.
Puoi rimanere
ancora bocciolo?
(Rabindranath Tagore)

Regalami libri che finiscano bene
in mancanza di romanzi anche poesie
in mancanza di poesie magari anche una strofa
in mancanza di una strofa
anche un unico verso.
(Yvon Le Men)

Talvolta con il Cuore
Raramente con l’anima
Ancora meno con la forza
Pochi – amano davvero
(Emily Dickinson)

Il verbo AMARE è davvero di difficile coniugazione:
il suo passato non è prossimo,
il suo presente non è indicativo e
il suo futuro non è un condizionale.
(Jean Cocteau)

sabato 27 gennaio 2018

LE COSE CHE HO IMPARATO NELLA VITA

“Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
• Che non importa quanto buona sia una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.
• Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
• Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
• Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
• Che o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
• Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
• Che la pazienza richiede molta pratica.
• Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
• Che a volte la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
• Che, solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
• Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
• Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
• Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
• Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così, quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
• Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
• La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se sia stata la miglior conversazione mai avuta.
• È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
• Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
• Non cercare le apparenze: possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.Cerca qualcuno che ti faccia sorridere, perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
• Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
• Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni x abbracciarlo davvero!
• Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
• Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
• Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
• Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
• L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
• Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
• Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.”

Paulo Coelho

venerdì 26 gennaio 2018

20 CITAZIONI FAMOSE

1) "Non aggrapparti a qualcuno che se ne va, altrimenti non sarà possibile incontrare chi sta per arrivare”.

2) "Tutto ciò che ci infastidisce negli altri può portare ad una maggiore comprensione di noi stessi”.

3) "L'incontro tra due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c'è qualche reazione, entrambe si trasformano”.

4) “Lodare e predicare la luce non serve a nulla, se non c’è nessuno che possa vederla. Sarebbe invece necessario insegnare all’uomo l’arte di vedere”.

5) “Conoscere le nostre paure è il metodo migliore per occuparci delle paure degli altri".

6) "Se sei una persona di talento, questo non significa che hai vinto qualcosa. Significa che hai qualcosa da offrire".

7) "Gli errori sono, dopotutto, il fondamento della verità. Se un uomo non sa cosa sia un determinato oggetto, sarà pronto ad aumentare la propria conoscenza”.

8) “La vostra visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all'esterno, sogna. Chi guarda all'interno, apre gli occhi”.

9) "La gente farebbe qualsiasi cosa, non importa quanto sia assurda, per evitare di guardare la propria anima”.

10) “La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno ma dall'incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili”.

11) “La depressione è una signora vestita di nero che bisogna far sedere alla propria tavola ed ascoltare”.

12) "Un uomo che non è passato attraverso l'inferno delle proprie passioni, non potrà mai superarle"

13) "La vostra percezione sarà chiara solo quando potrete guardare dentro la vostra anima”.

14) "Il pendolo della mente oscilla tra senso e non senso, non tra giusto e sbagliato”.

15) “Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario e l’amicizia fiorisce soltanto quando un individuo è memore della propria individualità e non si identifica più negli altri”. (Carl Gustav Jung)

16) "Un sogno è una porta nascosta nel santuario più profondo e più intimo dell'anima".

17) "Pensiamo di conoscere totalmente noi stessi. Tuttavia, un amico può facilmente rivelarci qualcosa su di noi di cui non abbiamo assolutamente idea”.

18) “Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere.

19) “È un peccato che noi teniamo conto delle lezioni della vita soltanto quando non ci servono più a niente”.

20) “Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi”.

CARL GUSTAV JUNG

martedì 23 gennaio 2018

SOGNO DOVE SEI?

Sogno, dove sei ora?
Tanto tempo è trascorso
Da quando la luce svanì
Dalla tua fronte d'angelo

Ohimè, ohimè
Eri così lucente e bello!
Non avrei mai creduto che
Il ricordo tuo portasse solo dolore!

La tempesta e i raggi del sole
Il divino crepuscolo estivo
La notte, immobile in un silenzio solenne,
La luna, piena e scintillante e senza nubi,

Una volta tutto si legava a te,
E ora solo una pena indicibile.
Visione perduta! Basta ...
Non puoi più splendere ormai.

EMILY JANE BRONTË

sabato 20 gennaio 2018

SOLO IL TEMPO

Sto sentendo nelle cuffie una bella canzone,s'intitola solo il tempo,ha un bel ritmo e belle frasi,parole che ci accompagnano nella nostra vita,lo scorrere del tempo a volte sembra un'amico,altre un nemico,quando mettiamo in gioco la nostra anima,il nostro cuore,spesso vengono calpestati.purtroppo non si riesce ad avere quello che si agogna,e diventa tutto solo un miraggio...a volte incrociamo una persona che ci interessa in un momento sbagliato in cui non siamo pronti a combattere per averla o semplicemente a considerare che tutto può cambiare nella vita...solo il tempo è testimone dei nostri errori,dei nostri rimpianti...oddio quando ho iniziato a scrivere questo post non sapevo che orientamento avrebbero preso i miei pensieri,ma sono una donna che si emoziona,che gioisce delle piccole cose che le accadono.. a volte basta una canzone per lasciar andare a briglie sciolte la fantasia...e sognare...sognare ad occhi aperti una realtà diversa dove non esiste la sofferenza,dove non esistono i problemi che ci assillano ma solo la speranza di poter vivere sereni....anni fa conobbi in questo sito un dolce ragazzo..da allora sono passati dieci anni,la nostra amicizia s'è rinforzata nel tempo,parlavamo ore di quello che ci accadeva e lui,un giorno mi chiese se fossi mai stata felice...gli risposi che in alcuni momenti m'ero sentita serena,non era convinto di ciò che dicevo,si stupiva che non conoscessi la parola felicità..che non l'avessi mai provata...io rimarcavo il mio pensiero,gli rispondevo caro amico tra felicità e serenità cosa cambia?L'importante è sentirsi sereni per affrontare le avversità che la vita ci pone davanti..purtroppo nel tempo ci sono state...mi chiedo a volte perchè la vita si accanisce con le persone buone,e le fa soffrire...una risposta che non avrò mai...la verità è che siamo in balia di essa...oggi siamo qui e domani chissà...
LUCIA

IL TUO SORRISO

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

PABLO NERUDA

venerdì 19 gennaio 2018

POESIE DI GABRIEL GARCIA MARQUEZ

Si può essere innamorati

Si può essere innamorati
di diverse persone per volta,
e di tutte con lo stesso dolore,
senza tradirne nessuna,
il cuore ha più stanze di un casino.




C’era una stella sola

C’era una stella sola e limpida
nel cielo colore di rose,
un battello lanciò un addio sconsolato,
e sentii in gola il nodo gordiano
di tutti gli amori che avrebbero potuto essere
e non erano stati.




Sempre c’è un domani

Sempre c’è un domani
e la vita ci dà un’altra possibilità
per fare le cose bene,
ma se mi sbagliassi
e oggi fosse tutto ciò che ci rimane,
mi piacerebbe dirti quanto ti amo,
che mai ti dimenticherò.



Tieni chi ami vicino a te,
digli quanto bisogno hai di loro,
amali e trattali bene,
trova il tempo per dirgli
mi spiace,
perdonami,
per favore,
grazie
e tutte le parole d’amore che conosci.


GABRIEL GARCIA MARQUEZ

venerdì 5 gennaio 2018

LA PORTA DELL'INFERNO


Il fatto sarebbe accaduto in Siberia, dove uno scienziato Russo avrebbe effettuato una perforazione nel terreno così profonda, che, calando un microfono al suo interno avrebbe sentito le voci e le urla dei dannati. La registrazione sarebbe stata fatta a una profondità di 9 miglia, ossia a poco più di 14 km. Il Dr. Azzacove raccontà così la sua spedizione: “La perforatrice all’improvviso cominciò a rotare velocemente, indicando che avevamo raggiunto una grossa caverna o cavità vuota. I sensori della temperatura mostrarono un drammatico aumento di calore fino a 2.000 gradi Fahrenheit. Noi calammo giù lungo il condotto un microfono, designato a rivelare i rumori dei movimenti della piastra. Ma invece dei movimenti della piastra, sentimmo una voce umana gridare dal dolore. Inizialmente pensammo che il suono proveniva dalla nostra attrezzatura. Ma quando facemmo degli adattamenti, furono confermati i nostri peggiori sospetti. Gli urli non erano quelli di un singolo essere umano, essi erano gli urli di milioni di esseri umani”.
LEGGENDA RUSSA

sabato 30 dicembre 2017

BELLISSIMA POESIA D'AUTORE

Libera in cielo i tuoi desideri
perché ad ogni ventata improvvisa tu te ne posa ricordare.
Libera in cielo le tue paure
perché con la sua profondità le mischi con le stelle
e le trasformi in nuovi punti di riferimento per crescere.
Libera in cielo i nomi delle persone che ami di più al mondo
perché un angelo custodisca il loro nome tra le cose più care.
Libera in cielo le tue speranze
perché diventino un faro per i giorni più bui.
Libera in cielo la tua luce,
che rischiari i tuoi passi nel cammino della vita.
Stephen Littleword

domenica 24 dicembre 2017

RIFLESSIONE NATALIZIA....

Sta arrivando il natale,manca pochissimo al grande evento...nel mio cuore alberga la malinconia,penso alle persone perse,alle persone che ho accanto,quest'anno è stato difficile....a dir poco..un mio familiare è stato colpito da un'ictus,è stato durissima accettare l'accaduto,se ricordo il primo periodo mi sentivo crollare...sono passati sei mesi da allora,la vita non è più la stessa,perchè ha lasciato strascichi...nel cuore e nella mente la sofferenza non si può cancellare...per fortuna c'è la speranza...di un domani migliore in cui poter vivere più sereni...a volte mi chiedo perchè si deve soffrire tanto..nella mia vita ho sempre seguito la famiglia,la vita mi ha regalato un pizzico di serenità personale,trovando un uomo dolce che mi ha saputo amare, solo per un attimo ho creduto di riuscire a crearmi un mio nucleo,ma poi il corso degli eventi è cambiato,lui vive lontano, non so cosa mi riserverà il mio destino...nel mio cuore sento che non potrei mai volgere le spalle alla mia famiglia d'origine,ai miei fratelli,anche se spesso ci sono momenti di tensione,la mia vita è qui...accanto a loro..in questi anni ho trovato un'amico speciale a cui sono legatissima.lui ha letto la mia anima...e ha colpito nel segno..quando mi disse queste parole...tu non sarai mai capace di allontanarti dal tuo dovere...è la verità...sebbene tanti dicono che la vita è una e bisogna viverla  per sè stessi..cosa è più importante?seguire il cuore...quello che cerco di fare in ogni istante della mia vita....

giovedì 21 dicembre 2017

L'ALBERO DI NATALE

Adoro l’albero di natale, le sue luci, i suoi colori, il suo profumo.
Resterei ore incantata a fissare l’intermittenza di quelle mille lucine colorate, mi rilassano, mi distendono.
L’Albero è un portale attraverso il quale si entra in un altro mondo, quello del passato, in un momento della mia vita, l’infanzia, dove tutto era vissuto con gli occhi e il cuore tenero di una bambina.
Una Vigilia di Natale è rimasta impressa nel mio cuore ed oggi sento il bisogno di scrivere ciò che ho provato quel natale di tanti anni fa.
Da tanto desideravo ricevere la mia bambola preferita, Ciccio Bello, era forse il mio istinto materno che me lo faceva desiderare. Era quello l’unico regalo che io aspettavo quell’anno, nonostante la mia lettera a Babbo Natale fosse ricca di richieste.
Tutti i giorni, tornando da scuola andavo in salotto e passavo in rassegna i pacchi sotto l’albero. Niente, non c’era. Sapevo che la scatola sarebbe stata grande, troppe volte avevo studiato nei negozi, ferma lì sperando che qualcuno dei miei familiari avesse capito quanto io desiderassi quella bambola.
- E’ un regalo troppo importante. Non è una cosa che si compra così per nulla.
Tante volte mi era stato risposto così, una volta avevo anche ricevuto una bambola simile “Marcellino” ma non era lui, non era il mio “Ciccio Bello”.
Questa volta però la mia richiesta l’avevo fatta a Babbo Natale, lui non poteva deludermi!
Era un pomeriggio, pochi giorni prima della Vigilia di Natale. Entrai nel salotto, era buio, era grande, le sole luci che vedevano erano quelle dell’albero, ancora le ricordo, delle casette, in ognuna di loro una lucetta. Passavo il tempo ad immaginare che in ognuna di loro vivesse una piccola famiglia, in quei 2, 3 centimetri la mia fantasia aveva creato una casa completa di tutto.
Entrai in silenzio a fare il mio solito giro di ricognizione e…..era lì, bella, grande, con la carta rossa, non la potrò mai dimenticare quella scatola, si rifletteva nel marmo del pavimento tirato a lucido.
Era lei! La scatola che conteneva ciò che avevo sognato e desiderato, nessun regalo aveva più senso, tutto poteva svanire c’era lui, lì in quella scatola c’era il mio bambino!
Tutti gli anni, secondo i nostri usi e costumi familiari, i regali li scartavamo la sera della Vigilia poco prima della mezzanotte, subito dopo cena.
Perché quell’anno non fu così ancora non lo so, perché tutti ci dovemmo sottomettere alle abitudini di una zia americana ancora non lo capisco, sta di fatto che le cose andarono proprio così.
Dopo cena, quell’anno, prima e ultima volta in vita mia!, non aprimmo i pacchi ma dovemmo ascoltare una noiosissima storia , almeno io così la ricordo, su Santa Claus, ma chi era?! Io conoscevo solo Babbo Natale! Cosa era riuscita ad imporre quella straniera!
Dovetti aspettare fino al giorno dopo. All’alba mi alzai e corsi in salotto, non aspettai nessuno, diavolo! Aprii il mio regalo da sola, in silenzio e finalmente provai la gioia di stringere fra le mie braccia la mia bambola preferita, il “mio bambino era nato!”.
Ora nessuno mi poteva dire o imporre nulla, era il mio mento magico.
Avevo sei anni credo e quell’attesa, quell’imposizione e soprattutto quell’impotenza davanti alla volontà altrui, mi sono rimaste dentro.
Non ho mai, nemmeno per un attimo, pensato che quella decisione dei miei genitori di rispettare le usanze di quella persona fosse stata giusta. Ho imparato però poi con il passare del tempo che l’attesa per le cose che desideri è lunga quanto l’intensità del desiderio per essa. Così io aspetto ormai con calma che ciò che desidera il mio cuore si avveri.
di Maria Laura Frigione

lunedì 18 dicembre 2017

SOLO PER OGGI


Solo per oggi crederò fermamente,
nonostante le apparenze contrarie,
che la Provvidenza di Dio si occupi di me
come se nessun altro esistesse al mondo.

Solo per oggi avrò cura del mio aspetto;
non alzerò la voce, sarò cortese nei modi,
non criticherò nessuno,
non pretenderò di migliorare nessuno se non me stesso.

Solo per oggi compirò una buone azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti
a qualche buone lettura ricordando che,
come il cibo è necessario al corpo,
così la buona lettura alla vita dell’anima.

Solo per oggi non avrò timori.
Non avrò paura di godere
Ciò che è bello e di credere alla bontà.

Solo per oggi mi farò un programma:
forse non lo seguirò a puntino ma lo farò
e mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterei 
Se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

PREGHIERA DI PAPA GIOVANNI XXIII

Preghiera di Papa Giovanni XXIII

sabato 26 agosto 2017

STORIA DI UNA MADRE

Una madre sedeva accanto al suo bambino, era molto triste e temeva che morisse. Era così pallido, con gli occhietti chiusi, respirava a fatica e ogni tanto tirava un sospiro, ansimante quasi un gemito; la madre lo guardava allora col cuore ancora più addolorato. Bussarono alla porta e entrò un povero vecchio, avvolto in una grande coperta di quelle che si mettono di solito sui cavalli e che teneva molto caldo, e proprio di questo lui aveva bisogno, perché era un inverno rigido: fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso. Il vecchio tremava per il freddo, e poiché il bambino si era assopito un momento, la madre andò a mettere della birra sulla stufa, affinché si scaldasse e potesse riscaldare il vecchio mentre lui cullava il bambino, poi gli sedette accanto, guardò i bambino malato che respirava a fatica, e gli sollevò una manina. "Credi che lo perderò?" chiese. "Il Signore non vorrà togliermelo!" Il vecchio, che era la morte in persona, fece un cenno molto strano che poteva significare sì o no. La madre abbassò lo sguardo e le lacrime le scorsero lungo il viso; la testa le si appesantì; per tre giorni e tre notti non aveva chiuso occhio e ora si assopì, ma solo per un istante, poi sussultò, con un brivido di freddo. "Che è successo?" esclamò guardando da ogni parte. Il vecchio se n'era andato, e anche il suo bambino era sparito; il vecchio l'aveva portato via con sé. Dall'angolo giungeva il tic-tac dell'orologio, poi il grande pendolo rotolò sul pavimento, bum! e anche l'orologio si fermò. La povera madre si precipitò fuori casa chiamando il suo bambino. Là fuori, nella neve, si trovava una donna con un lungo abito nero che le disse: "La morte è stata a casa tua, l'ho vista uscire di corsa col tuo bambino; va più veloce del vento e non riporta mai quello che ha preso!". "Dimmi da che parte è andata!" implorò la madre "dimmi la direzione e io la troverò." "Io la conosco!" rispose la vecchia vestita di nero "ma prima che te lo dica, devi cantare per me tutte le canzoni che hai cantato al tuo bambino! Mi piacciono molto, le ho già sentite perché io sono la notte, e ho visto le tue lacrime mentre le cantavi!" "Te le canterò tutte, tutte!" rispose la madre "ma non mi fermare ora, devo raggiungerli, devo trovare mio figlio!" Ma la notte rimase muta e immobile, e la madre, torcendosi le mani, cantò e pianse; erano molte le canzoni, ma erano molte di più le lacrime! Infine la notte disse: "Vai a destra e inoltrati nel buio bosco di abeti, lì ho visto dirigersi la morte col tuo bambino".
Nel bosco le strade si incrociavano e la povera donna non seppe più da che parte andare; vide un rovo, senza più fiori né foglie, perché era inverno, e dai rami pendevano soltanto ghiaccioli. "Hai forse visto passare la morte e il mio bambino?" "Sì" rispose il rovo "ma non ti dirò da che parte sono andati se non mi riscalderai sul tuo cuore! Sto morendo di freddo e sono tutto gelato!". E lei strinse forte al petto il rovo, affinché questo si riscaldasse; le spine le penetrarono nella carne e da lì sgorgarono grosse gocce di sangue, ma al rovo spuntarono in quella gelida notte invernale nuove foglioline verdi e sbocciarono fiori; tanto ardeva il cuore di quella madre in pena! Il rovo le indicò poi la strada. Lei giunse a un grande lago, dove non c'erano né navi né barche. Il lago non era gelato tanto da poterla reggere, ma neppure era tanto basso che potesse attraversarlo a guado pure doveva attraversarlo, se voleva ritrovare il suo bambino. Allora si chinò per bere tutta l'acqua del lago; non era una cosa possibile per un essere umano, ma poteva sempre avvenire un miracolo. "No, è impossibile!" le disse il lago "cerchiamo invece di metterci d'accordo. Io colleziono perle e i tuoi occhi sono le perle più lucenti che abbia mai visto. Se piangerai tanto da farli cadere dentro di me, ti porterò sull'altra riva, alla grande serra dove la morte abita e coltiva alberi e piante; ognuno di loro è una vita umana." "Oh, cosa non darei per raggiungere mio figlio!" esclamò la madre piangendo, e pianse finché gli occhi caddero nel lago trasformandosi in due perle preziose. Il lago allora la sollevò, e a lei sembrò di essere in altalena, e volò in un colpo solo fino all'altra riva, dove si trovava una dimora molto strana che si estendeva per miglia e miglia e non si capiva se era una montagna con boschi e grotte, o se era stata edificata ma la povera madre non poté vederla, perché non aveva più gli occhi per il gran piangere. "Dove posso trovare la morte, che s'è presa il mio bambino?" chiese la madre. "Qui non è ancora arrivata" rispose la vecchia becchina che faceva la guardia alla grande serra della morte. "Come hai fatto a arrivare fin qui, chi ti ha aiutato?" "Il Signore mi ha aiutata!" rispose la madre. "Egli è misericordioso e siilo anche tu: dove posso trovare il mio bambino?" "Io non lo conosco" rispose la donna "e tu non ci vedi! Molti fiori e molte piante sono appassiti questa notte e la morte arriverà presto per trapiantarli. Tu sai che ogni essere umano ha il suo albero della vita o il suo fiore, a seconda di come ciascuno è fatto. Apparentemente sono come le altre piante della natura, ma hanno un cuore che batte. Anche il cuore dei bambini batte! Ascoltali! Forse saprai riconoscere quello di tuo figlio. Ma che cosa mi dai, perché ti dica che altro devi fare?" "Non ho nulla da darti" disse la madre afflitta "ma andrei in capo al mondo per te!" "No, non ho nulla da fare là!" rispose la donna "ma mi puoi dare i tuoi lunghi capelli neri. Tu stessa sai quanto sono belli e a me piacciono! Avrai i miei capelli bianchi in cambio. È sempre qualcosa!" "Se non desideri altro" le rispose la madre" te li do con gioia!" e così le diede i suoi bei capelli neri e ricevette quelli della vecchia, bianchi come la neve. Entrarono nella grande serra della morte, dove fiori e piante crescevano mescolati in modo strano. C'erano sottili giacinti sotto campane di vetro e c'erano peonie grosse e robuste; crescevano piante acquatiche, alcune molto fresche, altre un pò malate; vi si appoggiavano le bisce acquatiche, e i granchi neri ne afferravano gli steli. C'erano splendide palme, platani e querce, piantine di prezzemolo e di timo fiorito; ogni albero e ogni fiore aveva il suo nome e ognuno rappresentava una vita umana, una persona ancora in vita, in Cina, in Groenlandia, in tutto il mondo. C'erano grandi piante in vasi molto piccoli, che soffocavano e sembrava che stessero per spezzare il vaso, c'erano anche da molte parti piccoli fiori insignificanti piantati nella terra, circondati dal muschio, ben custoditi e curati. La madre afflitta si chinava sulle piante più piccole e ascoltava il loro cuore che batteva, e tra milioni di cuori riconobbe quello del suo bambino. "È questo!" gridò, e tese la mano verso un piccolo croco azzurro, debolmente piegato da un lato. "Non toccare il fiore!" gridò la vecchia "mettiti qui e quando la morte arriverà, e sarà qui tra poco, impediscile di strappare la pianta minacciando di strappare tutti gli altri fiori. Avrà paura, perché ne risponde davanti al Signore, e nessuno può sradicarli senza il suo permesso."
Improvvisamente soffiò un'aria gelida per il salone e la madre cieca capì che la morte stava arrivando. "Come hai fatto a arrivare fin qui?» le chiese "come hai potuto arrivare prima di me?" "Sono una madre!" rispose lei. E la morte tese la sua lunga mano verso quel fiorellino delicato, ma lei vi tenne sopra le mani sfiorandolo quasi e temendo di toccare uno solo dei suoi petali. Allora la morte soffiò su quelle mani, e lei sentì che era ben più fredda del vento gelato, e le sue mani ricaddero inerti. "Tu non puoi nulla contro di me!" disse la morte. "Ma lo può il Signore!" rispose la madre. "Io faccio ciò che Lui vuole!" replicò la morte. "Io sono il suo giardiniere! Colgo tutte le sue piante e i suoi fiori e li ripianto nel grande giardino del paradiso, in una terra sconosciuta, ma non oso raccontarti come vi crescano e come sia il luogo." "Rendimi mio figlio!" supplicò la madre piangendo, e improvvisamente afferrò due bei fiori che si trovavano lì vicino e gridò alla morte: "Strapperò tutti i tuoi fiori! Sono disperata!". "Non toccarli!" disse la morte. "Dici di essere infelice e ora vuoi rendere un'altra madre altrettanto infelice?" "Un'altra madre?" chiese la povera donna, lasciando immediatamente i due fiori. "Ecco i tuoi occhi, li ho ripescati dal lago" disse la morte "splendevano lucentissimi, ma non sapevo che fossero tuoi. Riprendili, ora vedrai meglio di prima; guarda nel pozzo profondo qui vicino: io chiamerò per nome i due fiori che tu volevi strappare, così potrai vedere il loro futuro, la loro vita di uomini; guarda quello che volevi turbare e distruggere!" La madre guardò nel pozzo; era una gioia osservare come uno dei fiori diventasse una benedizione per il mondo, e quanta gioia e felicità si spandesse intorno a lui. Poi guardò la vita dell'altro fiore, e era solo dolore e miseria, orrore e infelicità. "Entrambi sono volontà di Dio!" commentò la morte. "Quali dei due fiori è quello dell'infelicità e quale quello della benedizione?" chiese la madre. "Non te lo dico" rispose la morte "ma sappi che uno dei due fiori è quello di tuo figlio; hai visto il destino di tuo figlio, il suo futuro!" La madre gridò di terrore: "Quale dei due era mio figlio? Dimmelo! Salva l'innocente! Salva mio figlio da tutta quella miseria! Portalo via, piuttosto! Portalo nel regno di Dio! Dimentica le mie lacrime, dimentica le mie preghiere e tutto quello che ho detto e fatto!". "Non ti capisco!" disse la morte "vuoi riavere tuo figlio oppure devo portarlo nel paese che ti è sconosciuto?" La madre si gettò in ginocchio e, torcendosi le mani, pregò il Signore: "Non ascoltarmi, se prego contro la tua volontà, che è la migliore! Non ascoltarmi! Non ascoltarmi!". E piegò il capo in grembo. La morte se ne andò col bambino in quel paese sconosciuto.

H.C.Andersen

mercoledì 23 agosto 2017

IL CAVALLO E IL FIUME

Un cavallino viveva nella stalla con la madre e non era mai uscito di casa, né si era mai allontanato dal suo fianco protettivo.
Un giorno la madre gli disse: "E' ora che tu esca e che impari a fare piccole commissioni per me. Porta questo sacchetto di grano al mulino!"
Con il sacco sulla groppa, contento di rendersi utile, il puledro si mise a galoppare verso il mulino.
Ma dopo un po' incontrò sul suo cammino un fiume gonfio d'acqua che fluiva gorgogliando.
"Che cosa devo fare? Potrò attraversare?"
Si fermò incerto sulla riva.
Non sapeva a chi chiedere consiglio.
Si guardò intorno e vide un vecchio bue che brucava lì accanto.
Il cavallino si avvicinò e gli chiese:
"Zio, posso attraversare il fiume?"
"Certo, l'acqua non è profonda, mi arriva appena a ginocchio, vai tranquillo".
Il cavallino si mise a galoppare verso il fiume, ma quando stava proprio sulla riva in procinto di attraversare, uno scoiattolo gli si avvicinò saltellando e gli disse tutto agitato: "Non passare, non passare! È pericoloso, rischi di annegare!"
"Ma il fiume è così profondo?" Chiese il cavallino confuso.
"Certo, un amico ieri è annegato" raccontò lo scoiattolo con voce mesta.
Il cavallino non sapeva più a chi credere e decise di tornare a casa per chiedere consiglio alla madre.
"Sono tornato perché l'acqua è molto profonda" disse imbarazzato "non posso attraversare il fiume".
"Sei sicuro? Io penso invece che l'acqua sia poco profonda"replicò la madre.
"E' quello che mi ha detto il vecchio bue, ma lo scoiattolo insiste nel dire che il fiume è pericoloso e che ieri è annegato un suo amico".
"Allora l'acqua è profonda o poco profonda? Prova a pensarci con la tua testa".
"Veramente non ci ho pensato".
"Figlio mio, non devi ascoltare i consigli senza riflettere con la tua testa. Puoi arrivarci da solo. Il bue è grande e grosso e pensa naturalmente che il fiume sia poco profondo, mentre lo scoiattolo è così piccolo che può annegare anche in una pozzanghera e pensa che sia molto profondo".
Dopo aver ascoltato le parole della madre, il cavallino si mise a galoppare verso il fiume sicuro di sé.
Quando lo scoiattolo lo vide con le zampe ormai dentro il fiume gli gridò:
"Allora hai deciso di annegare?"
"Voglio provare ad attraversare".
E il cavallino scoprì che l'acqua del fiume non era né poco profonda come aveva detto il bue, né troppo profonda come aveva detto lo scoiattolo.
(Fiaba cinese)

lunedì 21 agosto 2017

IL PRINCIPE SERPENTE

C'erano una volta un re ed un visir che erano amici da lunga data: entrambe le loro mogli aspettavano un bambino e decisero che se fossero nati un bambino e una bambina li avrebbero poi fidanzati e fatti sposare.
Ma quando nacquero, la moglie del re ebbe un serpente, mentre la moglie del visir una bellissima bambina.
La bambina e il serpente crebbero insieme, malgrado tutto: la bambina era contenta del suo amico, per lei non era un animale ripugnante.
Un giorno, erano ormai grandi, i due stavano giocando insieme quando di colpo la pelle del serpente cadde e venne fuori un bellissimo giovane.

Poco dopo il ragazzo riprese le sembianze del serpente.
Non visto, il re aveva assistito a tutto e chiese alla giovane di fare in modo che il figlio non diventasse più un serpente.
Quando il principe riprese la forma umano la ragazza gli bruciò la pelle di serpente. Lui allora la guardò e scomparve.
Disperata, la ragazza non sapeva più a chi rivolgersi.

Un giorno incontrò una vecchia maga, che le disse:
- Il tuo amato è lontano da qui: dovrai consumare sette paia di scarpe per trovarlo!
La ragazza allora partì attraverso strade, boschi, deserti e il giorno in cui finì di consumare il settimo paio di scarpe arrivò vicino ad un castello cupo, incastrato su una montagna.
Fuori c'era un leone malconcio, che le chiese qualcosa da mangiare: lei gli diede l'ultimo pezzo di carne che le era rimasto.
Poi trovò delle formiche, che le chiesero di aiutarle a ricostruire il proprio formicaio: lei fece come le era stato chiesto. Infine, sulla porta del castello c'era la porta che scricchiolava e lei usò l'ultimo olio che aveva per oliarla.
Entrò nel castello, in cui viveva un genio malefico, che aveva imprigionato il suo principe.
Lo trovò incatenato e lo liberò. Ma il genio si buttò al loro inseguimento.
Urlò alla porta:- Chiuditi e non lasciarli uscire!
Ma la porta gli rispose:- Lei mi ha unto ed ha avuto cura di me, non posso non lasciarla uscire!
Allora disse alle formiche:- Pungeteli e fermateli!
Ma le formiche risposero:- Non possiamo: lei ci ha aiutato!
Per finire il genio urlò al leone: -Sbranali!
- No, non posso, lei mi ha dato da mangiare!
Il genio non poteva allontanarsi troppo dal castello e si disintegrò nell'aria.
La ragazza e il principe tornarono al loro Paese dove si sposarono e vissero felici e contenti.
Fiaba Persiana

sabato 19 agosto 2017

PERCHE' I CORVI SONO NERI

Nei giorni lontani, quando la terra e la gente su di essa erano state create da poco, tutti i corvi erano bianchi come la neve.
In quei tempi antichi la gente non aveva ne cavalli, ne armi da fuoco, ne armi di ferro.
Tuttavia si procurava cibo , a sufficienza per sopravvivere cacciando il bufalo.
Ma cacciare i grossi bufali a piedi con armi che avevano punte in pietra era duro, aleatorio e pericoloso.
I corvi rendevano le cose ancora più difficili per i cacciatori per che erano amici dei bufali.
Librati alti nell'aria, vedevano tutto quello che succedeva nella prateria. Ogni volta che notavano dei cacciatori avvicinarsi ad una mandria di bufali, volavano dai loro amici e, appollaiati tra le loro corna, davano l'allarme:
" Caw, caw, caw, cugini, stanno venendo dei cacciatori. Stanno avanzando furtivamente attraverso quella gola laggiù. Stanno salendo dietro quella collina. State attenti! Caw, caw, caw! ".
Allora, i bufali fuggivano in disordine, e la gente soffriva la fame.
La gente tenne un consiglio per decidere che cosa fare.
E bene, tra i corvi ce n'era uno veramente enorme, due volte più grosso di tutti gli altri. Quel corvo era la loro guida. Un vecchio e saggio capo si alzò e diede questo suggerimento " Dobbiamo catturare il grosso corvo bianco ", disse, " e dargli una lezione. O farlo o continuare a soffrire la fame ".

Portò fuori una grande pelle di bufalo, con la testa e le corna ancora attaccate. La mise sulla schiena di un giovane coraggioso, e disse:
« Nipote, insinuati tra i bufali. Penseranno che tu sia uno di loro, e potrai catturare il grosso corvo bianco Camuffato da bufalo, il giovane strisciò tra la mandria come se stesse pascolando.
Le grosse bestie pelose non gli prestarono nessuna attenzione. Allora i cacciatori uscirono dall'accampamento dietro di lui, con gli archi pronti. Come avvicinarono alla mandria, i corvi arrivarono volando, come al solito, dando l’allarme ai bufali:
"Caw, caw, caw, cugini, i cacciatori arrivano per uccidervi. Fate attenzione alle loro frecce. Caw, caw, caw!"
e come al solito tutti I bufali fuggirono via in disordine : tutti, cioè , eccetto il giovane cacciatore camuffato sotto la sua pelle pelosa, il quale faceva finta di continuare a pascolare come prima.
Allora il grosso corvo bianco venne giù planando, si appollaiò sulle spalle del cacciatore e sbattendo le ali disse :
" Caw , caw , caw , sei sordo, fratello? I cacciatori sono vicini , appena sopra la collina . Mettiti in salvo !" .
Ma il giovane coraggioso si allungò da sotto la pelle di bufalo ed afferrò il corvo per le zampe .Con una corda di pelle grezza legò le zampe del grosso uccello ed allacciò l’altro capo ad una pietra. Per quanto si dibattesse , il corvo non potè fuggire.
La gente sedette nuovamente in consiglio : " Cosa ne dovremo fare di questo grosso uccello cattivo , che ci ha fatto soffrire cento volte la fame?".
" Lo brucerò all’istante!" rispose un cacciatore arrabbiato, prima che qualcuno potesse fermarlo, tirò via con uno strattone il corvo dalle mani di quello che l’aveva catturato e lo ficcò nel fuoco del consiglio, corda , pietra e tutto quanto .
"Questo ti servirà di lezione" , disse.
Naturalmente la corda che teneva la pietra bruciò quasi subito, ed il grosso corvo riuscì a volare via dal fuoco.
Ma era malamente bruciacchiato , ed alcune sue penne erano carbonizzate . Benché fosse ancora grosso , non era più bianco .
" Caw , caw , caw , " gridò , volando via più velocemente che potè :" Non lo farò mai più , non darò più l’allarme ai bufali , e così farà tutta la nazione dei corvi . Lo prometto! Caw , caw , caw "
Così il corvo fuggì. Ma da allora tutti i corvi furono neri.

giovedì 17 agosto 2017

LA DEBOLEZZA DEI CUORI E DELLE MENTI

Gli adulti non sono capaci di avere il cuore e la mente per vedere!-dicevano le fatine a tutti i bambini che giocavano con loro nel bosco.
Nella pineta le fatine, minuscole e graziose,con le loro ali di libellula volavano e gioivano coi fanciulli.Il cuore dei giovani è aperto all'amore,e i loro occhi vedono quello che gli adulti non riescono a scorgere.
I piccoli si accorgono delle bellezze della vita.
Le fatine erano assai graziose.
Vestivano con abitini azzurri e avevano in mano bacchette scintillanti:
-Non perdete mai la dote di appassionarvi agli spettacoli del mondo!-dicevano le fatine ai giovani.I fanciulli giocavano divertiti.
Ogni tanto nel bosco dove erano le fatine e i fanciulli giungeva qualche adulto.
-Gli adulti non sono capaci di vederci!-dicevano le fatine.
-Ma perché?-chiedevano i giovani.
Pulla,la più dotta delle fatine prese la sua bacchetta e fece sprizzare dal nulla una nuvola di stelle.Qui si vide una scena del bosco fantastico.Si vedeva una civetta al sorgere del sole.Era un bell'animale e cantava il 'tutto mio'.Si vide la civetta durante la notte e poi al sorgere del sole.Con la luce del sole la civetta non vedeva più le cose evidenti della vita:
-Ecco!-disse Pulla-Gli uomini sono come la civetta che alla luce del sole non vede più!La debolezza delle menti adulti è simile agli occhi di questo uccello innanzi al sole:non si accorge delle cose più evidenti!-
Altri adulti non avrebbero capito ciò che Pulla diceva,ma i fanciulli hanno capacità straordinarie e loro capirono.
Risposero infatti:
-Gli adulti sono come la civetta alla luce del sole:non vedono l'amore,la bontà né Dio!-
Pulla fece una straordinaria magia.Toccò con la sua bacchetta una nuvola bianca.
La nuvola venne riempita di capacità di commuoversi agli spettacoli della vita. Era la capacità di provare gioia all'aurora, commozione al tramonto, emozione per i gesti di amore,per la bontà e per Dio.
I giovani pregarono tutti insieme che da quella nuvola venisse una pioggia fatata a bagnare i loro genitori e propri cari.
Finalmente la nuvola si posò sulle loro case.
Il cielo si illuminò d'immenso.
La bianca nuvola divenne sempre più grossa e cominciò a piovere.
Era una pioggia fantastica, dei colori dell'iride.
C'erano gocciole multicolore:gialle, rosse, arancioni, indaco, violette, blù e verdi.
Sui tetti delle abitazioni sbucarono angeli.
Le fatine si avvicinarono coi fanciulli alle case.
Gli adulti uscirono.
Per la prima volta in vita loro, dopo essersi fatti bagnare dalle gocciole magiche, anche loro videro le fatine.
Avevano imparato ad avere anche loro un cuore.
I loro cuori e le loro menti si aprirono alla commozione e ai sentimenti.
ROBERTO BIANCHI

mercoledì 16 agosto 2017

L'ARCOBALENO DEL CORAGGIO

In una grande fattoria Irlandese viveva insieme ai suoi fratelli un bambino bellissimo di nome Niko.
Niko amava molto gli animali e trascorreva le giornate in compagnia dei suoi piccoli amici.
Un giorno venne all’improvviso un bruttissimo temporale che allagò l’intera fattoria, Niko e i suoi fratelli erano molto tristi e osservavano stupiti dietro la finestra di casa la pioggia che scendeva copiosa dal cielo,si vedeva anche il lungo serpeggiare dei fulmini e si udiva il forte fragore dei tuoniNiko pensò: “ma quando finirà questo brutto temporale? Che malinconia la pioggia”.
Niko aveva perfettamente ragione, la pioggia aveva creato disagi nella fattoria e gli animali si erano rifuggiati nelle loro tane tutti impauriti.
Il brutto temporale durò tre giorni e tre notti Niko pensava sempre ai suoi piccoli amici e disse: “poveri amici miei chissà come stanno male sempre chiuse nelle loro abitazioni,gli animali hanno bisogno di aria, di luce,di sole,e di stare a contatto con la natura per vivere bene perchè in mezzo al verde si sentono più sicuri”.
La mattina seguente Niko si alzò di buonumore e affacciandosi alla sua finestra di casa scrutò gli occhi verso il cielo e vide un enorme arcobaleno pieno di sette colori sfavillanti.
Era un arcobaleno grandissimo,molto bello e Niko non smise mai di osservarlo, per la gioia si avviò nella stanza dei suoi fratelli che stavano ancora dormendo,e preso dalla contentezza gridò: “Alzatevi fratelli miei, ho visto fuori un arcobaleno stupendo”.
I fratelli si alzarono dai loro letti e si accostarono davanti alla finestra guardando con stupore quel bellissimo arcobaleno,ma non è tutto,all’improvviso dalle nuvole comparvero delle bellissime scale dorate e Niko guardando meravigliato disse: “Cosa sono quei gradini lì?” I fratelli replicavano: “perchè non andiamo a vedere? Chissà forse potremmo salire e toccare con mano l’arcobaleno”.
Niko ebbe un po’ di paura perchè non sapeva cosa ci sarebbe stato aldilà di quelle scale dorate.
Ma i fratelli lo incoraggiarono ad andare a vedere.
Niko si convinse, si fece coraggio e andò però da solo, i suoi fratelli decisero di non salire su quelle scale perchè volevono che Niko potesse superare le paura che aveva sempre avuto dentro.
“Su Niko forza e coraggio,noi ti sosteniamo!” Dissero i fratelli, “vinci le tue paure, sarà la tua forza”.
Niko strinse i denti e cominciò a salire lungo le scale dorate, i gradini di quelle scale erano tante, ma Niko le percorse tutte ad uno ad uno fino a quando salito l’ultimo gradino e vide un mondo fantastico animato da personaggi magici.
Niko acclamò: “qui sembra tutto un sogno tutto era luminoso e brillante i fiori,le piante, le foglie, i frutti, le case, la gente, e anche gli animaletti, com’è bello” disse Niko non potevo mai immaginare che dentro questo arcobaleno vivesse un altro mondo, “forse sto sognando”.
Niko da un lato era contento ma da un’altra aveva di nuovo paura di vedere un mondo per lui sconosciuto.
All’improvviso si avvicina una signora molto bella dai capelli lunghi e neri sciolti fino alle spalle,due occhi splendenti e verdi come smeraldi e disse: “Niko perchèstai tremando? Non avere paura qui sarei nostro ospite per tre giorni e tre notti”.
Niko la guardò con gli occhi tremanti ma nello stesso tempo lo sguardo di quella signora metteva tanta serenità.
Niko pensò anche ai tre giorni e tre notti del temporale, ma ancora confuso si adagiò.
“Vieni”,disse la signora “ti faccio vedere una cosa”.
Niko la segui,ma mentre camminavano lungo il sentiero la luce diventava sempre più fioca la visibilità si era ridotta e all’improvviso tutto era diventato buio e tetro.
Niko per la paura si mise a gridare chiamando aiuto, ma nessuno rispose.
All’improvviso udì delle voci soavi che lo incitavano ad avere coraggio e ad andare avanti.
Niko sentiva quelle voci ma per colpa del buio, non riusciva a vedere nessuno.
Proseguì il suo cammmino verso il sentiero fatato, Niko pensò “ce la devo fare,non devo avere paura”, “forza Niko” dissero le voci “anche se tutto è buio cammina sempre, percorri la via,non ti arrendere mai, tu sei tutta la tua forza fatti sempre coraggio,il coraggio sarà la tua via per trovare la strada”.
Niko non si arrese e all’improvviso una grande forza interiore illuminò il suo coraggio e cammino per tre ore lungo il sentiero.
Finalmente Niko non ebbe più paura e sapeva di poter riuscire nella sua impresa, adesso nessuno lo poteva fermare!!!! Di colpo si fece giorno, il buio spari all’improvviso e tutto ritornò come prima, luminoso e splendente.
Niko allora capì che aveva finalmente superato il più terribile dei tiranni “LA PAURA”e tutti gli ostacoli che gli impedivano di andare avanti.
Dopo questa esperienza Niko crebbe un ragazzo coraggioso e non ebbe più paura di nulla, affrontò ogni situazione con spirito di coraggio e temeraria e si avvio verso il lungo viaggio della vita.
GIOVANNA MANGONE

venerdì 11 agosto 2017

IL BUGIARDO IRLANDESE

 Nel lontano Est viveva una volta un re che aveva una sola figlia. Quando la figlia fu cresciuta, ed era abbastanza grande per venire maritata il re proclamò che avrebbe concesso la sua mano alla persona che fosse riuscita a fargli dire per tre volte di seguito: "E' una menzogna, una menzogna, una menzogna!".
La notizia del proclama si sparse per il mondo, e raggiunse anche l' Irlanda dove allora vivevano una povera vedova e suo figlio che era un celebre bugiardo. Una sera il ragazzo tornò a casa e disse:
- Sarei sorpreso se non potessi conquistarmi la figlia del re. Datemi la vostra benedizione, madre, perché domani parto. Il mattino seguente il bugiardo irlandese partì per la sua avventura. Viaggiò a lungo e alla fine giunse alla reggia del re. Alle porte venne fermato dalle guardie:
- Ehi, tu! Dove vai piccolo irlandese?
- Vado dal vostro re, per sposare sua figlia, - rispose il bugiardo.
Le guardie lo portarono subito al cospetto del re. Il re lo condusse in un enorme prato, dove i suoi greggi e armenti stavano pascolando, e chiese:
- Cosa pensi del mio bestiame?
- Cosa penso, Vostra Maestà? Questi non sono armenti, non è bestiame, non è niente.
Dovreste vedere il bestiame di mia madre! - Esclamò il bugiardo irlandese.
- E cos'hanno di speciale ? - chiese il re dell'Est.
- Cos'hanno di speciale, Vostra Maestà? Sono così grandi che una volta, sotto una foglia di una di quei cavoli sì poté fare un banchetto di nozze. Sapete, era venuto a piovere e gli invitati in cortile si bagnavano.
- Uhm, Uhm,- borbotto il re dell' Est, e condusse il bugiardo in un orto vastissimo, che era stato coltivato a fave.
- Ora dimmi che cosa pensi delle mie fave,- domandò.
- Cosa penso, Vostra Maestà? Perché queste sono fave? Non sono fave e non sono niente! Dovreste vedere le fave dell'orto di mia madre! - esclamò il bugiardo irlandese.
- Cos'hanno di speciale, Vostra Altezza Reale ? Sono piante così alte che la punta della più corta raggiunge le nuvole. Una volta, quando i boccelli erano maturi, andai con un sacco per raccogliere le fave da una pianta. Mi arrampicai di foglia in foglia, cogliendo le fave e buttandole nel sacco. Quando questo fu pieno, lo gettai a terra e continuai a salire, finché arrivai tra le nuvole. Lì vidi una casa e sul muro c'era una pulce. Siccome avevo bisogno di una nuova borsa, la uccisi e la spellai: ma la pelle era sufficiente per nuove borse. Quando poi cominciai a scendere le foglie erano già secche, e si ruppero sotto i miei piedi. Subito dopo l'intero gambo della pianta si spezzò.Io caddi, e precipitai in un gran dirupo. Siccome ero rimasto conficcato tra due rocce e non riuscivo a liberarmi, trassi di tasca il mio coltello, mi tagliai la testa e la mandai a casa per avvisare i familiari di ciò che era successo. Lungo la strada la mia testa incontrò una volpe e quella briccona la afferrò in bocca. Questo mi seccò moltissimo. Perciò saltai via e gli corsi dietro, e quando la raggiunsi le tagliai un pezzo di coda col coltello. E sulla coda c'era scritto che vostro padre era stato servo di mio padre!
- Questa è una menzogna, una menzogna, una menzogna! - urlò il re arrabbiato.
- Lo so, Vostra Maestà - rispose il bugiardo irlandese.
- Ma voi stesso mi avete invitato a dirla. Ora, come punizione, dovete darmi vostra figlia in sposa.
E così fu che il povero irlandese ottenne la mano della figlia del re dell'Est.
Venne preparato uno splendido banchetto, che durò un anno intero, e l'ultimo giorno fu allegro e chiassoso quanto il primo

(Fiaba Irlanda)